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Sempre più connessi, uomini e cose. Sempre con la testa china sui telefonini, o con gli occhi sgranati davanti al monitor di un computer. Schiavi della Rete, dementi digitali, incapaci di socializzare senza l’ausilio tecnologico. E quando il sindaco di Sellia, un borgo di 600 anime sperduto sulle colline di Catanzaro, si è accorto che i ragazzi del luogo passano più tempo sui social che in piazza, ha detto basta e ha lanciato un avvertimento: se le strade rimangono deserte perché tutti rimangono in casa connessi a Internet, lui staccherà la connessione. Si, avete capito bene. La minaccia del primo cittadino è quella di tagliare a tutti il wi-fi. Un gesto estremo, dirompente, provocatorio. Perché l’iperconnessione dei suoi concittadini è eccessiva. Non partecipano più alle attività sociali del paese perché sono immersi in un vortice di dati, bit e strumenti digitali che li catturano fino a provocare una sorta di dipendenza.

Un’ordinanza fuori dal comune, anzi, a favore del comune quella del sindaco Davide Zicchinella. Forse irrealizzabile, ma di sicuro il provvedimento fa riflettere su quello che siamo diventati. Perfetti automi sempre con lo sguardo rivolto verso il basso sui dispositivi digitali. Non ci guardiamo più negli occhi, vivendo solo quella che definisco una illusione digitale.  Trascorriamo molte ore sui social perché sentiamo la necessità di appartenere. Ma l’approvazione sociale non è quella di Facebook o Instagram.  Occupiamo una media di tre ore al giorno sullo smartphone, la metà di noi preferirebbe rompersi un osso piuttosto che rinunciare al telefonino collegato con Internet, e i millenials passano così tanto tempo davanti agli schermi che faticano a interagire con gli esseri umani in carne e ossa.

Mentre parliamo con un amico siamo più attenti al telefonino piuttosto che alle sue parole. Abbiamo messo da parte la conversazione faccia a faccia per vivere perennemente in un altrove digitale. Siamo più soli, più inquieti, non ci relazioniamo con empatia, abbiamo perso le nostre capacità di riflessione e di concentrazione. Siamo disorientati, abbiamo perso il filo, combattiamo contro noi stessi, ma la vera lotta dovrebbe essere contro tutte le forme di tecnologia che atrofizzano mente e muscoli.

L’influenza di Internet su tutti gli altri media è superiore alle novità che si sono succedute nel corso degli anni. Siamo social ma restiamo soli al tempo stesso. Crediamo di conversare con gli altri ma in realtà lo facciamo con noi stessi. Siamo isolati e disconnessi. Un paradosso nell’era della comunicazione.

 

 

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