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Negli Stati Uniti chiudono tutti i negozi di giocattoli Toys. Se ne parlava da tempo. In questi casi il gioco di parole è drammatico. Perché in gioco c’è il futuro di 33mila dipendenti e delle loro famiglie. Il motivo della chiusura è la difficoltà di competere con i big delle vendite online. Come dire, i giocattoli su Internet si vendono ma nei negozi no. La tecnologia, da questo punto di vista, è spietata. Secondo i giornali economici ci potrebbero essere contraccolpi anche per i produttori di giocattoli. Mi piange il cuore.

Apro l’album dei ricordi. Ero bambino e non vedevo l’ora di passare davanti alle vetrine di un accorsato negozio della mia città, Avellino. Si chiamava Bazar De Paola Giocattoli. Era gestito da una famiglia di persone perbene, d’altri tempi. Lui un omone buono che nel mio immaginario poteva essere Babbo Natale. Lei, la moglie, una signora dolce e sempre comprensiva nei confronti di chi, come me, le faceva perdere tempo chiedendo di vedere questo o quel giocattolo. Poi uno stuolo di figli, ricordo le ragazze e il fratello. Potevo rimanere ore nel negozio, per me il più bello del mondo. Si trovava all’interno di un portone della via principale della città. Quando percorrevo l’androne lungo e buio per arrivarci mi batteva il cuore. Ed ero felice.

Con gli anni il Bazar delle mie ore di gioia si trasferì in un’altra zona della città. Nacquero altri negozi. Ricordo la passione con cui un mio amico gestiva il suo punto vendita, Lanzetta Giocattoli. Oggi vedo su Facebook che Benny si è trasferito all’estero. Non so chi gestisce il negozio. Mi rincuora l’esistenza di questi punti vendita a conduzione familiare, nonostante i cambiamenti del mercato, la nascita dei grandi gruppi e lo  sviluppo di Internet. La crisi di Toys è la fine di un mondo a colori fatto di costruzioni, bambole e trenini. Un paradiso per i più piccoli. Ma oggi le esigenze sono diverse, tra videogiochi, telefonini e computer. I bambini sono affascinati dalle tecnologie ma non sanno cosa perdono. Non possono immaginare la felicità che provava quel bambino come loro quando varcava la soglia del portone per entrare in un mondo fatto di sogni e di grande umanità.

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