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E’ il giorno del silenzio, quello che mi piace di più di una campagna elettorale. E non per motivi professionali, visto che lavoro di meno. E’ il giorno della meditazione, quello che ti consente di riflettere su cosa è più giusto fare, o quello che ti permette, dopo settimane di dibattiti e veleni, di pensare ad altro.
E allora oggi parliamo di amore.

Prendo spunto dalla notizia della morte di Carlo Ripa Di Meana. Un uomo di cultura che aveva scelto come sua sposa una donna bellissima ed evanescente, Marina Punturieri, più nota all’epoca del matrimonio come Marina Lante della Rovere. Quella de I miei primi 40 anni, quella delle feste e degli innumerevoli amori. Ma quello vero doveva arrivare proprio con lui. Erano così diversi ma nello stesso tempo fatti l’uno per l’altra. Sono morti a poche settimane di distanza. Proprio come in una grande storia d’amore. E lo è stata per davvero, intensa e lunga. Ben 35 anni. “L’ho amata disperatamente “, aveva detto lui in una intervista. Lei lo ha ricambiato.

Succede raramente. Ho un esempio eccezionale nella mia famiglia. Quello di due zii scomparsi, entrambi per cause naturali, nel giro di un paio d’ore. Si erano appena svegliati. Lei si rivolse a lui dicendogli di non sentirsi troppo bene. Poi si distese di nuovo sul letto e si addormentò per sempre. Non avevano figli. Lui chiamò subito i nipoti. Addolorato li volle attorno a sé. Poi si alzò dalla poltrona. Guardò fuori dalla finestra prima di tornare a sedersi e chiudere gli occhi. Solo dopo qualche minuto gli altri si accorsero che anche lui non c’era più. Ne scrissero i giornali. Ada e Saverio avevano trascorso insieme una vita intera, e insieme, quella mattina, avevano deciso di andarsene.

Tra le storie d’amore sono rimasto sempre colpito da quella tra Federico Fellini e Giulietta Masina. 50 anni insieme tra i set cinematografici e la vita privata. Avevano avuto un bambino morto solo dodici giorni dopo la nascita. Giulietta diceva: “Non aver avuto figli ci ha fatti diventare l’uno figlio dell’altro”. Si ammalarono insieme. Morì prima lui. Ricordo come fosse ieri il volto di Giulietta il giorno del funerale di Federico, nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Il braccio di lei teso verso la bara che andava via. Non poteva vivere senza di lui. Lo raggiunse cinque mesi dopo.

C’è una leggenda che mi appassiona molto, quella tra Cristalda e Pizzomunno. E’ stata portata alla ribalta recentemente da Max Gazzè, che a Sanremo ha saputo trasformare in musica la passione di due giovani nata sulle spiagge pugliesi di Vieste. Lui era bellissimo, molto corteggiato dalle ragazze. Faceva il pescatore ed era sempre in giro per il mare, oggetto delle attenzioni delle sirene che tentavano, inutilmente, di sedurlo. Pizzomunno era perdutamente innamorato di Cristalda, anche lei molto bella. Si incontravano sulla riva del mare per fare l’amore. Ma un giorno le sirene, per vendicarsi, gli strapparono dalle braccia la sua amata portandola via in fondo al mare. Pizzomunno, distrutto dal dolore, rimase pietrificato trasformandosi in un enorme monolite che ancora oggi domina la spiaggia di Vieste. La leggenda vuole che ogni cento anni il sortilegio che ha colpito la ragazza possa temporaneamente sciogliersi il 15 agosto, giorno in cui Cristalda riemerge dalle acque e Pizzomunno abbandona le sembianze del faraglione. Durante questa notte i due giovani possono tornare ad amarsi al chiaro di luna.
Un racconto d’amore, struggente e appassionante al tempo stesso, che fa bene al cuore in un giorno di silenzio e di riflessione. Da domani si parlerà d’altro, e sarà tutta un’altra storia.

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