In queste ore ce le cantano tutti. Nell’Italia del Festival, nell’Italia della canzonetta che a volte diventa poesia e a volte dramma, siamo tutti usignoli. Ma contrariamente all’uccello canterino, non sempre siamo protetti.
Si canta a Sanremo. Sul palco dell’Ariston ci sono anche gradite sorprese, come quella, ma è un fatto personale, di Max Gazzè e della leggenda di Cristalda e Pizzomunno. I due giovani sono innamorati, ma le sirene, gelose del bel pescatore, portarono la sua bella in fondo al mare. Lui, per il dolore, si pietrificò, trasformandosi in un faraglione. Ma il loro è un amore eterno, e ogni cento anni i due innamorati si ritrovano sulla spiaggia di Vieste.
Ce le cantano i politici, che girano in lungo e in largo lo stivale alla ricerca di consensi. Si scontrano su immigrazione, sicurezza, economia. Ma in questo caso le note, quasi sempre, sono stonate.
Ce le cantano le Borse. Asia a picco con Wall Street. Fibrillazioni in Europa. A scatenare le turbolenze il timore dei rialzi dei tassi Usa.
A cantare sono le attrici. Dopo anni di silenzio, rivelano le minacce di produttori e molestatori sul luogo di lavoro, il set. Ecco, il tempo. In Europa resta l’ora legale. Bocciata la proposta di abolizione. Restano i cento milioni di risparmi con la modifica due volte l’anno dell’ora in relazione alle stagioni.
L’Europa ce le canta anche per i bilanci. L’economia è in ripresa, ma molto lentamente. Bisogna fare di più. I governi sono avvertiti.
Dal tribunale di Roma arrivano le condanne per il processo sugli appalti del G8. Assolto l’ex capo della Protezione Civile Bertolaso. Carta canta.
Se la cantano e se la suonano i conduttori delle trasmissioni televisive che vanno in onda nelle stesse ore di Sanremo. Con i grandi ascolti del Festival c’è ben poco da spartire.
A cantare come si deve sono i colleghi dell’inserto del Corriere della Sera Buone Notizie. L’ultimo numero è dedicato alla musica che fa stare bene. La musica che accompagna la nostra vita come una colonna sonora. La musica che può aiutare chi è malato, chi è in carcere, chi si sente solo, chi è innamorato. La musica che aiuta i più deboli, come quella cantata in iniziative tipo il Live Aid del 1985, oppure quella del 1992 con il tributo a Freddy Mercury e la mobilitazione contro l’Aids. O quella delle nostre cantanti Amiche per l’Abruzzo dopo il terremoto e quella di Ariana Grande a Manchester contro l’Isis.
Il pentagramma più bello è quello degli artisti impegnati per iniziative sociali, come quelli della Nazionale Cantanti o come lo stesso Claudio Baglioni a Lampedusa. E come non citare le sinfonie di pace sulle macerie di Bagdad, dove Karim Wasfi diresse quel che restava dell’orchestra irachena dove era appena saltata un’autobomba. O quando Riccardo Muti portò la Scala a Sarajevo nel 1997, chiamando sul palco la Filarmonica cittadina mentre fuori sparavano.
Poi c’è la straordinaria immagine del violoncellista e compositore russo Mstislav Rostropovich mentre suona Bach davanti al muro di Berlino il 12 novembre 1989. Un simbolo della libertà artistica sotto il dominio sovietico.
E ancora, l’immagine del concerto nell’anfiteatro romano di Palmira, in Siria, nel giugno 2006, in memoria dei caduti.
Ecco, nella settimana in cui tutta l’Italia canta, sono queste le note che mi piacciono di più.