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Cara Befana ti scrivo. Lo faccio perché sei sempre stata la mia preferita. Con Babbo Natale non c’era confronto. Lui sempre in salute e ben vestito, a bordo di una comoda slitta trainata dalle otto imponenti renne dai nomi che, tradotti in italiano, fanno pure simpatia, come Saltarello, Donato e Rodolfo. Tu, invece, malvestita, con tutti quei bozzi sul naso, a cavallo di una scopa sgangherata, capace pure di mettere paura. A me hai sempre portato gioia. Ti attendevo con ansia, facendo finta di dormire nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Non vedevo l’ora di trovare sul comò della mia stanza da letto i doni che ti avevo chiesto. Ed era sempre una grande festa. Poi, lo ammetto, con le donne sono sempre andato molto d’accordo. Più che con gli uomini. E con Santa Claus, ribadisco, non c’era storia.

Nella mia lettera stavolta non chiedo giocattoli, anche se mi piacerebbe. La richiesta è più impegnativa. Proprio perché tu sei una donna. E negli ultimi tempi sono state tante, troppe, le storie di violenze che le donne come te hanno dovuto subire. Ecco, non vorrei più sentir parlare di discriminazioni e maltrattamenti. E nemmeno di quote rosa o di parità di genere. Ho sempre pensato che stabilire per legge la parità di diritti è comunque sbagliato. Senza contare che sono sempre stato convinto che le donne fossero più capaci e intelligenti di noi. Abili mediatrici, guide rassicuranti e sicure.

Di cose da chiederti ce ne sarebbero tante. Faccio finta che sia tutto possibile e ti invito, se è possibile, a mettere una parola buona con quei due signori che si chiamano Donald Trump e  Kim jong-un, detto Pyongyang. A furia di non mandarsele a dire, attraverso social e agenzie di stampa, tra dichiarazioni insensate, stupide e pericolose, mettono a rischio i già delicati equilibri internazionali.

Poi c’è la questione del Medio Oriente. Anche in questo caso c’è sempre lo zampino di Trump. Era proprio necessario prendere posizione in quel modo su Gerusalemme, con conseguenze gravi per il processo di pace in Terra Santa?

In campagna elettorale non esprimo giudizi sulle vicende di partito. Non posso anche per motivi professionali. Però, cara Befana, una cosa vorrei chiederti. Quella di far riflettere i nostri politici sulle reali esigenze di noi cittadini, senza insistere troppo su proclami che hanno soltanto il sapore della propaganda elettorale.

Lo so, non è poco. E’ tantissimo. Ma a te che sei la mia preferita queste cose le dovevo dire. Poi tu sai come fare. Cara Befana, da un tuo affezionato sostenitore, grazie per tutto. E più di tutto, grazie per esserci sempre stata. A proposito, per i più piccoli, la Befana esiste, altroché.

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