Loading

E’ come se l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio riflettesse il momento che stiamo attraversando. No, non voglio parlare di pallone. Già in queste ore ne leggeremo e ne sentiremo tante. Ma ho come l’impressione che un evento così clamoroso sia lo specchio dei tempi che stiamo vivendo. E sono tempi decisamente bui, dove non ci sono più punti di riferimento.

Viviamo un’epoca di grandi smarrimenti, dove tutto quello che succede è come se fosse già scontato. Insomma, normale. Una normalità anomala, però. Tutto si confonde in un flusso ininterrotto di eventi che consideriamo ordinari, regolari. Quante volte sentiamo dire: ‘è sempre stato così’. Oppure: ‘sono cose che si sanno’. E’ come se ogni comportamento, anche sbagliato, seguisse la norma.

Ad esempio, è il giornalista quello a caccia di guai, quello che se le cerca, anche se la sua unica colpa è fare il proprio mestiere. E poco importa se alla fine ci rimette pure il naso. Lo stesso vale per le giovani attrici molestate dal regista famoso. Si sa, succede in quell’ambiente. E per fare strada (ma quale strada?) è il prezzo da pagare.

E’ normale, o diventa normale, non avere la sicurezza di un posto di lavoro. Diventa normale andare in pensione a settant’anni perché bisogna far quadrare i conti. Le statistiche rivelano che cambia l’aspettativa di vita. Più in generale, è cambiata la nostra vita.

Le immagini scorrono con un ritmo così veloce che risulta difficile fermarsi e rendersi davvero conto di quello che ci succede intorno. La tecnologia, pure utile e rivoluzionaria, non ci aiuta in questo. Le notizie ci inseguono, ovunque ci troviamo. Il bip dello smartphone ci avvisa quando accade qualcosa. Lo sguardo si abbassa sul display. Leggiamo di fretta, mentre ci troviamo alla fermata dell’autobus o stiamo per entrare in un negozio. Tutto scorre rapido. Troppo. Anche quando mandiamo un sms e, per fare prima, abbreviamo le parole. Quelle che ci mancano, poi, quando commentiamo i fatti.

Non so se il parallelismo con il calcio sia quello giusto. In sessant’anni non era mai successo che l’Italia non si qualificasse ai mondiali. Uno shock. Ora il Paese si interroga dopo questa apocalisse. Occorre ricostruire, risorgere. Facciamolo, e non solo per il calcio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top