Uno dei pochi vantaggi, quando si rimane bloccati in casa, ad esempio per un’influenza o per una lombosciatalgia, è quello di fare cose che in genere, per motivi di tempo, non si riescono a fare mai. E allora ci si lascia andare ad attività che non comportano sforzi fisici, come la lettura di un buon libro, mal di testa permettendo. Costretto all’immobilità per qualche settimana, ne ho approfittato per riprendere le mie raccolte di fumetti.
Sono un appassionato, lettore sin dai primi tempi di giornalini come Alan Ford, Dylan Dog e altri. Il mio preferito è sicuramente Julia. Scritto da Giancarlo Berardi, che ho conosciuto anni fa, uno degli autori più intelligenti e sensibili del panorama fumettistico italiano, già autore di Ken Parker, narra le vicende di una criminologa che ha le sembianze della mia attrice preferita, Audrey Hepburn.
Rispetto all’originale, Julia vive e lavora a Garden City, immaginaria città del New Jersey, a un’ora circa da New York. Insegna, ma soprattutto collabora con la polizia e risolve numerosi casi di criminalità grazie alla sua preparazione e alla sua umanità, riuscendo a immedesimarsi nella mente dei malvagi.
Immaginatevi la sorpresa di un fan come me quando, a pagina 15 del numero 209 di Julia, dal titolo ‘Vedi Napoli e poi muori’, la mamma del fidanzato della nostra eroina, parlando degli antenati di famiglia, cita un trisavolo, un certo Petruccio, uno degli ultimi briganti, detto Lupo per aver vissuto con i lupi sulle montagne dell’Irpinia. Ecco, sembra una cosa frivola. Eppure si tratta di un particolare per me di grande importanza.
Ho la mia provincia sempre nella testa. Lo confesso: il rapporto è conflittuale, di odio e di amore, però ci tengo molto, e da oggi, ancora di più, conserverò con cura la mia raccolta di fumetti preferiti.