La tecnologia non ci rende stupidi, anche se qualcuno pensa che sui social si parla come al bar. Ma come sempre il risultato dipende dall’utilizzo dei mezzi. Oggi siamo immersi nei social, ci raduniamo su Facebook o su Twitter, postiamo foto a valanga su Instagram. Siamo come un popolo che ha invaso un pianeta, occupandone ampi spazi. Anzi, di più. Da qualche milione siamo diventati miliardi. Non è una semplice comunità, non è uno Stato. E’ un vero e proprio mondo. Semmai un mondo a parte, che si manifesta nelle più svariate forme.
Per questo c’è chi sostiene con forza una regolamentazione. A partire dalle notizie fasulle, le cosiddette fake news. Si tratta di notizie alternative, realizzate su misura per attirare l’attenzione e generare contatti. Fanno presa, certo, incuriosiscono e spesso raggiungono una vasta area di utenti creduloni che leggono, condividono e contribuiscono a far diventare virali le più incredibili bufale. Un fenomeno che chiama in causa esperti, sociologi, giornalisti, editori. Una reazione inevitabile, per fare ordine nel mare magnum di internet.