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Non avevo mai visto sui social tanta partecipazione. E così ho scoperto, se pure ce ne fosse stato bisogno, che Pippo Baudo era ovunque. Scattava foto con tutti, sorrideva sempre, era uno del popolo, insomma. Era l’espressione vera di quello che viene definito nazionalpopolare. Nel senso buono del termine. Nelle mie modeste esperienze l’ho incontrato molte volte. Una delle ultime risale a qualche anno fa, al teatro Ghione. Gli ottimi Camilla Diana e Giorgio Marchesi portarono in scena ‘Le notti bianche’ di Dostojewski. Nel foyer del teatro fui anche inviato a parlare, a raccontare l’emozione di quei momenti. Pippo, in prima fila, nella veste di spettatore, come ricorda Antonella Freno, presidente dell’associazione Italide, che organizzò la serata, fu molto entusiasta e disponibile ad un attento e silenzioso ascolto. Poi salutò tutti, con quella postura nota, braccia alzate, alto, un po’ meno dinoccolato di un tempo, che passa per chiunque. E il teatro gli tributò il giusto applauso. Le foto che vedete furono scattate dall’amico Marco Nardo.

Ma i miei ricordi sono legati anche a un’altra straordinaria serata. Ero giovane, lavoravo alla radio. Ad Avellino, dove Pippo era di casa, vista la sua amicizia con De Mita e Biagio Agnes, organizzò un grande spettacolo in un accorsato teatro cittadino, il Teatro Partenio. Con lui c’era Gianni Ravera, impresario e produttore musicale, ideatore del Festival di Castrocaro, ma soprattutto organizzatore di ben 16 edizioni del Festival di Sanremo. Insieme portarono i più grandi nomi dello spettacolo italiano: da Lucio Dalla a Eros Ramazzotti. Ero munito di un piccolo registratore. Mi avvicinai a Pippo per fargli qualche domanda. Lui, come sempre disponibile, mi disse: ‘Guarda quanti artisti. Approfittane, rimani qui davanti ai camerini, è un passaggio obbligato’. Non vidi nulla dello spettacolo, ma li intervistai tutti.

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