{"id":859,"date":"2019-03-18T18:12:01","date_gmt":"2019-03-18T18:12:01","guid":{"rendered":"http:\/\/antoniopascotto.it\/?p=859"},"modified":"2021-05-08T05:21:37","modified_gmt":"2021-05-08T05:21:37","slug":"postmodernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antoniopascotto.it\/?p=859","title":{"rendered":"POSTMODERNITA&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Siamo postmoderni, cio\u00e8 facciamo parte di un\u2019era che si basa sulla mercificazione del tempo e delle nostre esperienze. Siamo impegnati a regolare il tempo che consumiamo sui nostri device per partecipare alla rappresentazione digitale che ci vede impegnati direttamente come attori in un mondo che fabbrica emozioni e dove noi stessi costruiamo storie. Anche la cosiddetta silver generation, quella che comprende gli over 55, \u00e8 molto attiva su Internet.\u00a0I senior italiani sono inseparabili dal proprio smartphone e hanno un rapporto di forte intimit\u00e0 con la tecnologia, condividendo le esperienze personali su Facebook, Twitter e Instagram. In Italia pi\u00f9 che in altri paesi come Australia, Francia, Germania e Stati Uniti. L\u2019attivit\u00e0 principale \u00e8 chattare.\u00a0Poi ci sono le app, utilizzate per consultare il meteo, per le indicazioni stradali, per gli acquisti e per leggere le ultime notizie.<\/p>\n<p>Il ciberspazio \u00e8 il luogo dove trascorriamo una buona parte del nostro tempo, che \u00e8 lo stesso tempo che abbiamo calcolato al momento dell\u2019accesso, gestito, vale sempre la pena ricordarlo, dalle aziende di telecomunicazione. Ma a questo punto non possiamo pi\u00f9 definire questo mondo virtuale, perch\u00e9 la rappresentazione di noi stessi diventa un evento al quale partecipano anche gli altri, in uno spazio dove l\u2019interazione \u00e8 sinonimo di realt\u00e0. Una delle differenze, ma fino a un certo punto,\u00a0\u00e8 quella che distingue chi \u00e8 passato da un\u2019epoca all\u2019altra, come i migranti, alle prese con un cambiamento radicale delle proprie vite, e i nativi digitali, che considerano normale svolgere ogni tipo di attivit\u00e0 online. Un\u2019altra riguarda le conoscenze. Se nel secolo scorso un individuo conosceva al massimo un centinaio di persone, oggi nel ciberspazio ne conosce migliaia, anche se la maggior parte di queste non le ha mai viste da vicino.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la velocit\u00e0, cio\u00e8 il tempo impiegato per svolgere una determinata cosa. Tra i tanti cambiamenti in corso uno dei principali \u00e8 quello dell\u2019accelerazione. Scorre tutto pi\u00f9 veloce, le distanze sono sempre pi\u00f9 ridotte e addirittura i nostri corpi possono collegarsi da una parte all\u2019altra del mondo senza nessun trasferimento fisico. Pensiamo alle videoconferenze, alle videochiamate, a Skype e alla telepresenza, ovvero alla possibilit\u00e0 di interagire con una persona distante come se fosse davanti a noi in carne e ossa. E\u2019 chiaro che in questo modo, grazie a un ologramma, a una proiezione tridimensionale o alla velocit\u00e0 della Rete, le relazioni assumono un significato differente rispetto a qualche decennio fa.<\/p>\n<p>I media digitali e la tecnologia riorganizzano la comunicazione modificando la natura delle coscienze e delle conoscenze. I nodi e le reti diventano il veicolo per avviare un processo di relazioni dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 distinzione tra reale e virtuale. La tesi del sociologo Kenneth Gergen \u00e8 che ci stiamo spingendo verso una nuova autocoscienza: il postmoderno. \u00a0Le nostre attivit\u00e0 sono sempre pi\u00f9 connesse e i confini sempre pi\u00f9 confusi. Quando non esistono ambienti sociali reali con persone reali con cui parlare, creiamo i nostri ambienti sociali all\u2019interno di noi stessi per darci ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno. Creiamo un altro io per aiutarci a bilanciare tutti gli altri nostri s\u00e9. E\u2019 pi\u00f9 facile classificare le nostre azioni e dire che sono razionali piuttosto che trovare una spiegazione del perch\u00e9 e del modo in cui siamo irrazionali. Gergen parla di tecnologie di saturazione sociale. I media consentono pi\u00f9 connessioni che inducono a una maggiore dissonanza cognitiva. Le identit\u00e0 di sovrappongono e il s\u00e9 svanisce del tutto in uno stadio di relativit\u00e0. Aumentando le connessioni si creano pi\u00f9 s\u00e9 e pi\u00f9 auto-rappresentazioni perch\u00e9 si allarga il nostro ambiente e la nostra cerchia sociale. Gi\u00e0 la televisione aveva generato un aumento esponenziale dell\u2019auto-moltiplicazione. L\u2019abbondanza dei canali televisivi consente di riprodurre uno spettacolo o un film negli anni successivi. L\u2019identit\u00e0 di una persona che si riconosce in un personaggio, dunque, prosegue anche dopo la sua scomparsa fisica. Gli spettatori possono continuare ad avere relazioni con gli attori, che rimarranno punti di riferimento per l\u2019eternit\u00e0. Ma se le rappresentazioni, una volta, erano limitate allo spazio, oggi quello stesso spazio \u00e8 diventato illimitato e non abbiamo pi\u00f9 il tempo per riflettere sui rapporti sociali. Piuttosto siamo diventati nodi che operano in una miriade di relazioni.<\/p>\n<p><strong>Immagine di copertina:\u00a0<em>Pieter Bruegel il Vecchio,\u00a0La\u00a0torre di Babele\u00a0<\/em>(1563)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo postmoderni, cio\u00e8 facciamo parte di un\u2019era che si basa sulla mercificazione del tempo e delle nostre esperienze. Siamo impegnati a regolare il tempo che consumiamo sui nostri device per partecipare alla rappresentazione digitale che ci vede impegnati direttamente come attori in un mondo che fabbrica emozioni e dove noi stessi costruiamo storie. 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