{"id":743,"date":"2018-07-07T19:27:59","date_gmt":"2018-07-07T19:27:59","guid":{"rendered":"http:\/\/antoniopascotto.it\/?p=743"},"modified":"2020-04-26T08:03:18","modified_gmt":"2020-04-26T08:03:18","slug":"la-finestra-sul-cortile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antoniopascotto.it\/?p=743","title":{"rendered":"LA FINESTRA SUL CORTILE"},"content":{"rendered":"<p><img data-attachment-id=\"745\" data-permalink=\"https:\/\/antoniopascotto.it\/?attachment_id=745\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/images.jpg?fit=275%2C183&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"275,183\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"images\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/images.jpg?fit=275%2C183&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/images.jpg?fit=275%2C183&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-745\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/images.jpg?resize=275%2C183\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" data-recalc-dims=\"1\" \/>La prima cosa che feci entrando nel nuovo appartamento fu affacciarmi alla finestra che dava sul cortile. Vidi ragazzi e ragazze correre sulle biciclette.\u00a0 Era una specie di gara che alla fine non aveva n\u00e9 vincitori n\u00e9 vinti. Non persi un attimo di tempo. Scesi subito per presentarmi. \u201cSei quello appena arrivato?\u201d, disse uno di loro. \u201cSi\u201d, risposi. \u201cVoi abitate tutti qui?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSi. E tu che fai? Prendi la bici e corri con noi?\u201d. Avevo un problema. La mia due ruote era inadeguata. Un modello vecchio. Vintage sicuramente, ma non in grado di seguire i miei nuovi compagni nella loro corsa. Fosse stata una Chopper da cross, quella con la sella allungata e una protezione alla ruota davanti, poteva anche andare. Quella che possedevo, oltretutto, aveva le ruote piccole ed era piuttosto malandata. Se mi fossi presentato con una Tintin-agers avrei pure potuto dare prova di eleganza, ma con la mia no, proprio non potevo farmi vedere con quella dai ragazzi del cortile.<\/p>\n<p>Sal\u00ec di corsa da mia madre, intenta ad aprire i pacchi che gli operai della ditta dei traslochi avevano lasciato a terra. \u201cMa dov\u2019eri andato? Lasci lavorare solo me? Abbiamo tante cose da fare. Guarda che caos\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSI mamma, ma ora c\u2019\u00e8 una cosa urgente. Devi comprarmi una nuova bici\u201d.<\/p>\n<p>\u201cUna nuova bicicletta? Ma ti sembra questo il momento?\u201d.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"746\" data-permalink=\"https:\/\/antoniopascotto.it\/?attachment_id=746\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?fit=763%2C527&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"763,527\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"graziella\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?fit=300%2C207&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?fit=763%2C527&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-746\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?resize=300%2C207\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?resize=300%2C207&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/graziella.jpg?w=763&amp;ssl=1 763w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Nel giro di una settimana avevo la mia Dino, color arancione sgargiante. Vistosa ma non pacchiana. Vivace, quello s\u00ec. Almeno i miei nuovi compagni mi avrebbero notato. E l\u2019impressione che avrei fatto non sarebbe stata negativa. Potevo finalmente presentarmi nel cortile e giocare con gli altri.<\/p>\n<p>Ad allietare i nostri pomeriggi non c\u2019erano solo le biciclette. Lo sport preferito era il calcio, ovvio. Io non ero un granch\u00e9 come giocatore. Ma partecipavo con entusiasmo alle gare di una specie di campionato che veniva organizzato ogni mese. Cio\u00e8, ogni trenta giorni c\u2019era la squadra campione del cortile. E si andava avanti, a oltranza, per tutto l\u2019anno.<\/p>\n<p>Le ragazze, invece, si esibivano in un gioco delizioso che consisteva nel lanciare la palla sul muro per poi riprenderla dopo aver battuto le mani oppure dopo averle portate dietro la schiena o averle messe a terra \u00a0o dopo aver fatto un giro su se stesse. C\u2019erano anche altre varianti: il lancio della palla con un salto o toccandosi la fronte, il cuore, le ginocchia o i piedi. Al termine, chi superava la prova ripartiva dall\u2019inizio ma rimanendo su un piede solo. Se superava anche la seconda sequenza doveva rifare tutto ma girando le spalle al muro.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"747\" data-permalink=\"https:\/\/antoniopascotto.it\/?attachment_id=747\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?fit=549%2C305&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"549,305\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"2018-07-07_203933\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?fit=300%2C167&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?fit=549%2C305&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-747\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?resize=300%2C167\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?resize=300%2C167&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/2018-07-07_203933.jpg?w=549&amp;ssl=1 549w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Non era l\u2019unico intrattenimento. Il nascondino, ad esempio, godeva di ampio consenso tra i ragazzi del cortile. Ed era un vero e proprio tormento per il portiere dello stabile. Ci si andava a nascondere dappertutto, anche nei posti dove lui non voleva, come le cantine o addirittura all\u2019interno della stessa portineria, che non era nemmeno spaziosa. Si contava fino a dieci.\u00a0Il bambino, a cui toccava scovare gli altri amici, diceva ad alta voce \u201cchi \u00e8 dentro \u00e8 dentro, chi \u00e8 fuori \u00e8 fuori\u201d e partiva la caccia.<\/p>\n<p>Poi c\u2019era la settimana, detto anche la campana, un altro gioco che piaceva molto alle ragazze. La pavimentazione del cortile somigliava a una lavagna davanti alla quale c\u2019\u00e8 il professore che spiega un\u2019equazione matematica. Su un percorso formato da varie caselle numerate bisognava saltare con un piede o con tutti e due quando le caselle erano vicine, e raccogliere la pietra o il gessetto che era stato lanciato all\u2019inizio sulla prima casella. Il tutto senza perdere l\u2019equilibrio. Chi inciampava o cadeva, e a me succedeva spesso, doveva fermarsi e lasciare il <img data-attachment-id=\"748\" data-permalink=\"https:\/\/antoniopascotto.it\/?attachment_id=748\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?fit=599%2C366&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"599,366\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"campana\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?fit=300%2C183&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?fit=599%2C366&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-748\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?resize=300%2C183\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?resize=300%2C183&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antoniopascotto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/campana.jpg?w=599&amp;ssl=1 599w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>turno al giocatore successivo.<\/p>\n<p>L\u2019elenco dei giochi in cortile era lungo: Uno, Due, Tre stella; Guardie e Ladri; Chi ride prima; la Caccia al tesoro; Rubabandiera o gioco del fazzoletto; Regina reginella; Mosca cieca, detto anche Acchiappino con la variante definita Acchiapparella; le biglie di vetro colorate nella buca; il Rialzo, arduo perch\u00e9 per non farsi prendere toccava raggiungere un posto sopraelevato rispetto al suolo, e il classico Girotondo.<\/p>\n<p>Il mio preferito era La strega comanda colore. Chi dirigeva il gioco pronunciava la frase <em>Strega comanda color\u2026<\/em> con il nome del colore. Gli altri giocatori dovevano cercare un oggetto del colore indicato e mettersi in salvo toccandolo. Chi non ci riusciva diventava strega e si ricominciava daccapo.<\/p>\n<p>Poi c\u2019erano i giochi per me pi\u00f9 difficili, come Tre, tre-gi\u00f9-gi\u00f9, conosciuto anche con nomi diversi: Uno monta la luna, Salto della quaglia, Cavallina, San Giorgio e altri. Si differenziavano di poco tra di loro. In pratica i giocatori dovevano saltare sulle spalle di chi rimaneva chinato con le braccia a terra o poggiate sulle ginocchia o sul muro.<\/p>\n<p>Anche il gioco della Nizza era complicato. Ricordava alla lontana il baseball ma al posto della palla e della mazza c\u2019erano due pezzi di legno. Mi vengono in mente anche Palla libera tutti, Palla avvelenata, il gioco della bottiglia, i 4 cantoni e il salto con la molla o con la corda.<\/p>\n<p>Neppure i giorni di pioggia riuscivano ad avvilirci. In quel caso eravamo muniti di fogli e matite e il divertimento consisteva in una gara a chi scriveva pi\u00f9 nomi di cose, persone, fiori, citt\u00e0 e altro. Poi arriv\u00f2 la moda delle clic-clac. Erano delle palline legate alle due estremit\u00e0 di una cordicella annodata a sua volta a una levetta o a un cerchio di plastica. Il gioco consisteva nel far battere velocemente tra di loro le palline. Pi\u00f9 la corda era lunga e pi\u00f9 era difficile. E soprattutto, senza allenamento, le palline finivano sulle mani e sul polso arrecando un forte dolore. Per un anno intero, nel cortile, non si sentiva che il rumore delle clic-clac. Giocavamo di meno a nascondino. Il portiere era contento. E anche noi.<\/p>\n<p>A dividere il cortile da un palazzo attiguo c\u2019era un muretto. Di fronte, quelli con qualche anno pi\u00f9 di noi si riunivano in un piccolo locale per ascoltare musica, bere, fumare e soprattutto per stare con le ragazze. Noi, dandoci delle arie, seduti sul muretto, cercavamo di dialogare con loro per cercare di capire cosa facevano e cosa pensavano i grandi. Poi tornavamo ai nostri passatempi. Non c\u2019era internet, non c\u2019erano i videogiochi, ma eravamo felici.<\/p>\n<p>IMMAGINE DI COPERTINA: <strong><em>Giochi di bambini<\/em><\/strong> &#8211;\u00a0\u00a0<strong><em>Pieter Bruegel Il Vecchio<\/em><\/strong> &#8211; particolare del dipinto datato 1560 e conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. \u00c8 firmato in basso a destra BRVEGEL 1560.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima cosa che feci entrando nel nuovo appartamento fu affacciarmi alla finestra che dava sul cortile. Vidi ragazzi e ragazze correre sulle biciclette.\u00a0 Era una specie di gara che alla fine non aveva n\u00e9 vincitori n\u00e9 vinti. Non persi un attimo di tempo. 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