{"id":1270,"date":"2020-03-28T11:28:23","date_gmt":"2020-03-28T11:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/antoniopascotto.it\/?p=1270"},"modified":"2025-08-18T08:58:13","modified_gmt":"2025-08-18T08:58:13","slug":"eravamo-felici-ma-asintomatici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antoniopascotto.it\/?p=1270","title":{"rendered":"ERAVAMO FELICI MA ASINTOMATICI"},"content":{"rendered":"<p>Mi sembra di vivere in un incubo. Rinchiuso in casa, in piena pandemia. Riscopro le mie cose, riprendo tra le mani libri, fumetti. Rivedo vecchi film. Altri sono nuovi. Molti li avevo persi. Non posso andare a correre, ma ho il tapis roulant, e lo uso. Si che lo uso. Sudo, sudo molto, non ero pi\u00f9 abituato. Per\u00f2 serve, si che serve. Da quando non posso pi\u00f9 uscire ho messo anche qualche chilo in pi\u00f9. Come se non bastassero quelli che gi\u00e0 c\u2019erano. Bisogna ammazzare il tempo, e allora prendiamo il toro per le corna e ammazziamolo bene, tanto non abbiamo molte altre possibilit\u00e0. Potrebbe&nbsp;rappresentare anche un nuovo inizio. Cos\u00ec, tanto per non&nbsp;essere&nbsp;troppo prigionieri del presente. Ma andiamo per ordine, si, andiamo per ordine.<\/p>\n<p>Sento dire da pi\u00f9 parti frasi come \u201cmeno male che c\u2019\u00e8 Internet\u201d. In effetti in questo periodo siamo sempre immersi con la testa nel display del cellulare, alla ricerca di un contatto, di pi\u00f9 contatti. Come avremmo fatto, altrimenti? Anche se usciamo di casa per andare a fare la spesa o per andare al lavoro siamo costretti a mantenere una certa distanza con gli altri. E spesso, quando le abbiamo, ci copriamo la bocca con le mascherine, per evitare il contagio. Non riusciamo pi\u00f9 a parlare, se non attraverso la Rete. Sembra essere scollegati da un certo passato e collegati con un certo futuro. Per\u00f2 se ci penso non \u00e8 che poi le cose siano cambiate cos\u00ec radicalmente. Ma spieghiamoci meglio.<\/p>\n<p>Prima della pandemia eravamo liberi di fare qualsiasi cosa, di uscire, andare al cinema, al parco con gli amici a fare jogging come perfetti&nbsp; runner. E di fare comunella, stare tutti vicini, assembrati ecco. Anche questo \u00e8 un termine che ho sentito spesso in questi giorni. I giorni del divieto. Vietati gli assembramenti, anche all\u2019aperto. Lo speaker della televisione non usa mezzi termini. Non dipende da lui, \u00e8 chiaro. Legge quello che gli dicono di leggere. Si tratta di decisioni stabilite per decreto dal governo. Non sono consigli. Del resto \u00e8 l\u2019unico modo per combattere il nemico invisibile. E mai come in questo momento il senso della vita \u00e8 resistere.<\/p>\n<p>Per alcuni versi, dicevo, non \u00e8 cambiato molto. Parliamo solo su Internet, sui social. Abbiamo molti amici, per fortuna. E grazie alla tecnologia chattiamo e videochattiamo. Possiamo farlo in diretta, su Instagram va molto di moda. Ma anche su Facebook. Ogni giorno ce ne sono tante di dirette. Sembrano piccoli talk messi in piedi tra le proprie mura per sconfiggere la solitudine del tempo che scorre e manifestare emozioni e sentimenti. Lo fanno i personaggi noti, i cantanti, gli attori. Ma anche gente comune che grazie al digitale riesce a mettere insieme pi\u00f9 persone nello stesso momento. Tutti chiusi in uno schermo, ma liberi di dire quello che si vuole e di vedersi. E senza l\u2019obbligo di indossare la mascherina. Siamo entrati ufficialmente nella nuova era digitale. Prima della pandemia potevamo fare quello che volevamo. Guardarci negli occhi e abbracciarci. Ma erano rari quei momenti, ammettiamolo. Cio\u00e8, non avevamo limitazioni ma comunque eravamo persi nel display del telefonino, sempre connessi, sempre in Rete. Qualcuno ci definiva postmoderni, navigatori solitari nel mare immenso di una ragnatela dove eravamo rimasti impigliati di brutto. Sospesi a met\u00e0 strada tra reale e virtuale. Oggi il reale \u00e8 diventato il virtuale. La nostra vita trascorre online. Era questa la libert\u00e0 che volevamo? O invece l\u2019attuale situazione potrebbe rappresentare un nuovo punto di partenza?<\/p>\n<p>Siamo ottimisti, vediamo il lato buono della faccenda. Ragioniamo come Tyler Durden, o come l\u2019attore che lo ha magistralmente interpretato, Brad Pitt, nel film Fight Club, tratto dall\u2019omonimo romanzo di Chuck Palahnniuk. E\u2019 solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa. Bravo Tyler. Ottimo Brad. Ricominciamo daccapo. Se \u00e8 vero che il tempo si ferma e i sentimenti si rafforzano, approfittiamone per rimettere ordine nella nostra vita e dare il giusto peso alle cose che ci circondano.<\/p>\n<p>Ho sempre sostenuto che la tecnologia e Internet fossero oramai indispensabili e di grande utilit\u00e0. Ma allo stesso tempo ritenevo e ritengo che occorre sempre trovare un equilibro sia nell\u2019utilizzo dei mezzi sia nell\u2019approccio con gli stessi, per evitare derive drastiche che non ci porterebbero da nessuna parte. L\u2019io e l\u2019altromondo virtuale si scompensano con facilit\u00e0. Creare condivisione e comunit\u00e0 richiede impegno se l\u2019obiettivo rimane quello della centralit\u00e0 dell\u2019uomo. I mutamenti antropologici non devono trarci in inganno. Siamo quelli che siamo, animali sociali, con la voglia di appartenere e di non rimanere esclusi dal gioco. Ma questo non significa chiudersi in un isolamento digitale che non gioverebbe a nessuno. L\u2019esperienza di queste settimane pu\u00f2 essere anche utile se serve a farci capire che bisogna riconquistare la voglia di stare insieme, di toccarsi, di guardarsi da vicino, di abbracciarsi e stringersi forte forte come non abbiamo fatto mai.<\/p>\n<p>Sugli striscioni attaccati ai balconi e sui messaggi che arrivano via WhatsApp continuiamo a leggere \u201cce la faremo\u201d. Ne sono convinto. Facciamo pace con la tecnologia, ma facciamo pace anche con noi stessi: nei rapporti con gli altri, nelle relazioni, nella vita privata. Senza adagiarci nella comodit\u00e0 di un collegamento Skype o di una diretta Instagram. Che pure possono fare la propria parte, cos\u00ec come la stanno facendo in questi giorni. Ricordiamocelo quando tutto sar\u00e0 finito. Oggi siamo chiusi in casa anche se iperconnessi. Teniamolo presente quando avremo la possibilit\u00e0 di tornare a vivere per le strade, senza correre alcun rischio. L\u2019unico sar\u00e0 quello di rimanere impigliati in un meccanismo dal quale poi sar\u00e0 difficile tornare indietro.<\/p>\n<p>Dovremo ricordarci&nbsp;di quando andavamo al mare, guardando l\u2019orizzonte, vicini alle persone amate. E di quando non potevamo pi\u00f9 farlo per evitare il contagio. E&nbsp;lo ripeteremo tutti&nbsp;insieme: prima del coronavirus eravamo felici ma asintomatici.<\/p>\n<p><strong>IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DA PEXELS<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sembra di vivere in un incubo. Rinchiuso in casa, in piena pandemia. Riscopro le mie cose, riprendo tra le mani libri, fumetti. Rivedo vecchi film. Altri sono nuovi. Molti li avevo persi. Non posso andare a correre, ma ho il tapis roulant, e lo uso. Si che lo uso. 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