{"id":1217,"date":"2020-01-03T17:31:52","date_gmt":"2020-01-03T17:31:52","guid":{"rendered":"http:\/\/antoniopascotto.it\/?p=1217"},"modified":"2020-04-21T20:55:17","modified_gmt":"2020-04-21T20:55:17","slug":"internet-e-la-felicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antoniopascotto.it\/?p=1217","title":{"rendered":"INTERNET E LA FELICIT\u00c0"},"content":{"rendered":"<p>Il segreto della felicit\u00e0 \u00e8 Internet. Il risultato dello studio condotto in Norvegia da Fulvio Castellacci e Henrik Schwabe \u00e8 sbalorditivo. Altro che disintossicazione digitale. Essere online, dicono gli esperti, aiuta a risparmiare tempo e consente di accedere a una vasta gamma di informazioni che possono aiutare a prendere decisioni migliori. Ma a questo, pi\u00f9 o meno, c\u2019eravamo arrivati da soli. Gli scienziati norvegesi aggiungono che la Rete aiuta le persone a superare pi\u00f9 velocemente la crisi di mezza et\u00e0. Lo studio, inevitabilmente, ha sollevato polemiche da parte di chi sostiene che Internet pu\u00f2 avere un impatto negativo. Il concetto \u00e8: non si tratta di quanto tempo si spende online, ma di ci\u00f2 che si fa quando si \u00e8 connessi al Web e degli effetti su ciascun individuo.<\/p>\n<p>Nella ricerca effettuata dal Centro per l\u2019innovazione tecnologica e la cultura dell\u2019Universit\u00e0 di Oslo \u00e8 stata osservata la relazione tra il tempo trascorso online e il grado di soddisfazione personale. All\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 adulta non sono state riscontrate differenze tra coloro che utilizzavano regolarmente Internet e chi invece si collegava raramente. Invecchiando, invece, le persone connesse hanno superato il livello di felicit\u00e0 che in genere, intorno ai cinquant\u2019anni, subisce un considerevole calo.<br \/>\nNon \u00e8 convinto di questi risultati il dottor Malte Elson, della Ruhr University di Bochum, in Germania. Le esperienze online, afferma Elson, possono anche essere meno piacevoli e divertenti. E il risultato della ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Oslo porta a conclusioni troppo superficiali rispetto alla molteplicit\u00e0 di contenuti che passano in quel luogo che oggi chiamiamo Internet.<\/p>\n<p>Il dibattito tra tecno ottimisti e tecno scettici rimane aperto. La ricerca norvegese mi ricorda un lavoro di Steven Johnson, studioso di scienze cognitive e divulgatore degli sviluppi delle nuove tecnologie. Sostiene che i pi\u00f9 popolari mezzi di intrattenimento, come la televisione e i videogiochi, stanno rendendo le nuove generazioni pi\u00f9 pronte di quelle precedenti. La complessit\u00e0 della cultura di massa \u00e8 cresciuta continuamente negli ultimi decenni, stimolando la nostra mente in modo nuovo. I media, Internet compreso, osserva Johnson, andrebbero valutati come una sorta di palestra cognitiva. Le espressioni di un bambino che si perde in un monitor o davanti a un videogioco non sarebbero un sintomo di atrofia mentale, bens\u00ec un segno di concentrazione. Il cervello esplora continuamente il mondo, insomma, alla ricerca di nuovi stimoli, proprio perch\u00e9 intende scrutare, capire i cambiamenti, saggiare nuove esperienze. E se oggi passiamo pi\u00f9 tempo connessi al Web e ne dedichiamo molto meno alla lettura \u00e8 perch\u00e9 pi\u00f9 in generale \u00e8 cambiata la nostra giornata e tutto quello che facevamo prima si \u00e8 sensibilmente ridotto.<\/p>\n<p>Compriamo meno cd musicali, andiamo di meno al cinema, leggiamo meno libri. Ma solo perch\u00e9 ci sono miriadi di attivit\u00e0 in pi\u00f9 che prima non esistevano: Internet, le e-mail, i videogiochi, la televisione on demand, le chat, i supertelefonini con tutte le loro applicazioni. Le ore sono sempre le stesse, e il tempo da dedicare alle nuove forme d\u2019intrattenimento deve essere diviso per pi\u00f9 attivit\u00e0. Johnson tuttavia ammette che rispetto a tutti gli sviluppi sociali ci sono anche effetti meno gradevoli. Il Web ha preannunciato la fine delle tipografie e tutto il mondo che ruotava intorno a loro. Siamo entrati nell\u2019era delle immagini, come ampiamente previsto da McLuhan e da Postman. Si scrive e si legge di pi\u00f9, ma c\u2019\u00e8 un tipo di lettura sempre meno diffuso, quello che un tempo ci faceva restare per ore con un voluminoso libro tra le mani, seduti in poltrona, immersi in un racconto e senza distrazioni. Oggi passiamo dalla visione di un sito a un altro spesso in maniera frenetica e le modalit\u00e0 di lettura sul pc o su un tablet non sono le stesse rispetto al passato. Un conto \u00e8 leggere il giornale di carta e un conto \u00e8 leggerlo in digitale. Vale anche per gli ebook, che dopo un primo periodo di discreto successo negli ultimi tempi hanno registrato un calo di vendite. Si preferisce un\u2019informazione smart, veloce e leggera. I testi virtuali trasmettono opinioni con molta facilit\u00e0, ma quando si legge un libro la concentrazione sulle pagine di carta raggiunge il punto pi\u00f9 alto. Si entra pienamente nella storia attraverso lo sguardo dell\u2019autore. Ed \u00e8 un\u2019emozione, aggiungiamo, senza eguali.<\/p>\n<p>Nello studio di HighSpeedInternet.com emerge una correlazione tra felicit\u00e0 e connettivit\u00e0. In pratica, incrociando l\u2019indice Gallup-Health Well- Being 2013 con i dati dei residenti che negli Stati Uniti si collegano a Internet da casa, \u00e8 stato rilevato che quasi il 40 per cento dell\u2019indice di felicit\u00e0 corrisponde alla percentuale degli individui che hanno sottoscritto un abbonamento a Internet dalla rete fissa. \u00c8 un dato solo indicativo, anche perch\u00e9 potrebbe essere influenzato dalle possibilit\u00e0 economiche di chi pu\u00f2 permettersi il costo del collegamento, e quindi dallo stato di benessere della popolazione campione. Tuttavia la ricerca evidenzia anche la necessit\u00e0, avvertita da una percentuale considerevole di persone, a doversi collegare a una certa velocit\u00e0 con la Rete. Inoltre i risultati registrano che i paesi che hanno maggiori difficolt\u00e0 sono quelli dove il numero di<br \/>\ncoloro che non si collegano alla Rete \u00e8 pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>In ogni caso in numerosi studi si \u00e8 giunti alla conclusione che il Web pu\u00f2 facilitare la comunicazione sociale e le connessioni interpersonali, che a loro volta sono associate a livelli alti di felicit\u00e0 e di benessere. In un rapporto del Chartered Institute for IT del Regno Unito69, noto come BCS, realizzato dai ricercatori della Trajectory Partnership, viene<br \/>\nevidenziato che a trarre benefici dalle superstrade dell\u2019informazione online sono anche persone con redditi bassi. Nel complesso lo studio, che ha analizzato i dati di 35mila persone in tutto il mondo, ha rilevato che l\u2019accesso a Internet porta gli individui a sentirsi meglio con se stessi, aumentando il loro senso di libert\u00e0 e di controllo. Guardando i fattori sociali ed economici che determinano la felicit\u00e0, compresi sesso, et\u00e0, reddito e istruzione, il sondaggio ha dimostrato che l\u2019uso di Internet d\u00e0 potere alle persone aumentando i loro sentimenti di sicurezza, libert\u00e0 personale e influenza.<\/p>\n<p>Anche quello che viene definito disordine digitale, per molti studiosi, non \u00e8 un aspetto negativo ma addirittura sinonimo di felicit\u00e0. David Weinberger \u00e8 stato descritto come un visionario per aver asserito che su Internet il business, la politica, la scienza e i media vengono capovolti stravolgendo le regole del mondo fisico. La conoscenza non ha pi\u00f9 una forma valida per tutti, l\u2019informazione non \u00e8 pi\u00f9 catalogata, etichettata. In passato tutto aveva un suo posto. Oggi, girovagando per il Web, ognuno pu\u00f2 raccogliere quello che pi\u00f9 gli interessa ottenendo dei benefici sia sul lavoro sia nella vita. La tesi si scontra con quelle pi\u00f9 nefaste scoppiate dopo il caso Facebook e Cambridge Analytica. Ma Weinberger non ha dubbi: quando si naviga in un sito commerciale, l\u2019azienda controlla le informazioni utili per la vendita del suo prodotto, ma non possiede altro che quello. Tutto il resto rimane nostro. Anzi &#8211; afferma il filosofo &#8211; sono gli utenti ad avere un vantaggio, che \u00e8 quello della partecipazione alla creazione e all\u2019organizzazione della conoscenza. Weinberger ricorda i grandi catalogatori e bibliotecari e il tempo passato a fare ordine, fino ad arrivare al grado di separazione tra la conoscenza e la fisicit\u00e0. La prima assume molteplici forme e significati quante sono le persone che la cercano e la modellano, creando ulteriori informazioni. Una grande miscellanea dove, nuotando tra Google e Wikipedia, siamo noi i bibliotecari, i catalogatori.<\/p>\n<p>Su Internet passiamo da un\u2019attivit\u00e0 all\u2019altra e facciamo pi\u00f9 cose insieme, per poi assemblare il tutto. Un disordine che crea un valore. Il disordine stimola anche la creativit\u00e0 e l\u2019intelligenza. \u00c8 quanto sostiene il neuroscienziato Robert Thatcher, secondo cui il segreto \u00e8 quello di avere una vita movimentata. In verit\u00e0 lo studioso non si limita a Internet, e la sua teoria forse \u00e8 apprezzabile per questo. Leggere pi\u00f9 libri insieme, uscire di casa con gli amici, coltivare diversi hobby e dedicarsi a molteplici attivit\u00e0 anche all\u2019aperto, \u00e8 un consiglio sempre gradito. Il concetto viene ripreso da Steven Johnson che parla di piattaforme condivise. Che si tratti delle capitali italiane del Rinascimento o del Web, \u00e8 in questo tipo di habitat che sono venute alla luce le grandi invenzioni, risultato di percorsi convergenti e condivisi e non il frutto di avventure solitarie. Insomma, potenziando le reti di condivisione \u00e8 possibile aumentare il numero e la qualit\u00e0 di idee vincenti. Oggi dalle idee brillanti, moderne, al passo con i tempi, si cercano profitti, come avviene con le cosiddette start-up. Si studiano le nuove esigenze, si individuano spazi di mercato e si parte a caccia di capitali da poter investire nel progetto. Quello che resta pi\u00f9 difficile \u00e8 la sopravvivenza di queste imprese. Pi\u00f9 di un\u2019azienda su due, esattamente il 55,2 per cento, chiude i battenti entro i primi cinque anni di vita.<\/p>\n<p>Ma torniamo alle idee e alla creativit\u00e0. I luoghi costituiscono un aspetto importante della nostra creativit\u00e0. Rappresentano un fattore determinante per l\u2019interazione sociale, per la variet\u00e0 di opinioni presente in un ambiente, per l\u2019apertura mentale che viene stimolata. Da questo punto di vista Internet, con le sue opportunit\u00e0, dovrebbe fornire un\u2019ulteriore spinta al talento, all\u2019inventiva, alla fantasia e dunque alla capacit\u00e0 produttiva. Il nuovo capitalismo aveva da subito creato le basi per l\u2019utilizzo di scrittori, artisti e intellettuali al servizio di una nuova cultura pi\u00f9 emancipativa. Il coinvolgimento del pubblico in esperienze condivise era stato facilitato dal cosiddetto progresso tecnologico e da tutte le forme di espressione culturale che via via si andavano a generare, grazie anche ai mezzi di comunicazione, al cinema, poi alla radio e alla televisione. I momenti di aggregazione passavano attraverso la rappresentazione delle persone stesse, come se ognuno recitasse una propria parte. Una recita che nei decenni si \u00e8 spostata dalle piazze agli ambienti digitali, dove oggi si trascorre un numero sempre maggiore di ore. La realt\u00e0 oggi diventa bit, cyberspazio, scambio di esperienze e di emozioni. E la creativit\u00e0 che viene sviluppata cerca di soddisfare le proprie aspettative e le proprie necessit\u00e0. Dalla cultura che diventava merce si \u00e8 passati direttamente all\u2019uomo postmoderno che \u00e8 diventato egli stesso un prodotto di scambio. Nell\u2019ambiente digitale io do una parte di me e allo stesso tempo ricevo una parte degli altri che partecipano, con le loro attivit\u00e0, ad un processo iper-reale in continua evoluzione. Si consumano simboli e non beni, la propriet\u00e0 \u00e8 relativa e tutto viene gestito da chi regola l\u2019accesso in questi ambienti.<\/p>\n<p>Il dibattito sul diritto di accesso alle reti \u00e8 di vecchia data. Eppure \u00e8 sempre regolato dai grandi gruppi di telecomunicazioni che prevedono una tariffa per il consumo di Giga. Pi\u00f9 ne abbiamo a disposizione e maggiore \u00e8 la nostra soddisfazione, il nostro grado di spensieratezza, la nostra felicit\u00e0. Non importa se a gestire il tempo che abbiamo a disposizione siano i colossi di Internet; il risultato \u00e8 quello di essere connessi, sempre, per non essere esclusi dal progresso sociale. Felici e sfruttati, direbbe Carlo Formenti, indignato per il modo con cui i guru della New Economy snocciolano le loro false profezie su un futuro dove tutti potranno diventare imprenditori di se stessi e competere con i colossi della vecchia economia. Indignato per le apologie di un\u2019economia del gratuito che non \u00e8 affatto gratuita, per l\u2019esaltazione del presunto libero mercato e per gli annunci<br \/>\nipocriti della fine di ogni gerarchia. Altro che vantaggi competitivi e spirito di cooperazione tra le comunit\u00e0 amatoriali. Altro che felicit\u00e0. Senza scomodare Aristotele, Epicuro e Nietzsche, la felicit\u00e0 \u00e8 poter dire: \u201cOggi ho dimenticato il telefonino sul tavolo della cucina, ma sto bene lo stesso, non mi manca, e quando torner\u00f2 a casa stasera andr\u00f2 direttamente a letto senza accenderlo\u201d. Oppure entrare in libreria e trovare sugli scaffali un volume dal titolo <em>La felicit\u00e0 senza Internet.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il segreto della felicit\u00e0 \u00e8 Internet. Il risultato dello studio condotto in Norvegia da Fulvio Castellacci e Henrik Schwabe \u00e8 sbalorditivo. Altro che disintossicazione digitale. Essere online, dicono gli esperti, aiuta a risparmiare tempo e consente di accedere a una vasta gamma di informazioni che possono aiutare a prendere decisioni migliori. 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