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I dati vengono snocciolati giorno per giorno, aumentando a dismisura. E così scopriamo che gli utenti di Internet, in tutto 4 miliardi di persone, in pratica metà della popolazione mondiale, trascorrono online un tempo che equivale complessivamente a un miliardo di anni. Complici anche i cellulari, in pratica connessi ventiquattro ore su ventiquattro. Italiani brava gente pure su questo fronte. Sono oltre 43 milioni quelli connessi, cioè tre quarti della popolazione, e 34 milioni quelli che utilizzano i social media, in particolare attraverso il telefonino. Vita da social, dunque. E anche YouTube, in qualche modo, fa la sua parte.

La struttura del tempo che scorre si è modificata con il progresso tecnologico. I nostri comportamenti e i nostri stili di vita si sono adattati ai dispositivi mobili, ai computer, ai social network. Con un clic riusciamo a fare in pochi secondi quello che prima avremmo fatto in qualche ora, ma ottimizziamo tutto troppo in fretta e l’impressione è quella di avere sempre meno tempo da dedicare ai nostri interessi. Un paradosso dell’era digitale che ci rende impazienti, ansiosi. L’orario che scandisce le nostre giornate è dettato dalle applicazioni, dagli spazi virtuali, da una dimensione sempre più astratta. L’ossessione del tempo finisce così per influire negativamente sulle nostre vite, vanificando in qualche modo quelli che vengono considerati i benefici della tecnologia.

La tecnologia modifica il nostro fuso orario. Per evitare effetti collaterali e disastrosi occorre concentrarsi su qualcosa che non sia il telefonino o il computer. Tra le soluzioni possibili c’è la meditazione. Ma anche la lettura di un buon libro potrebbe aiutarci. Lo so, leggere un volume di 140 pagine rispetto alla velocità con cui si leggono gli sms e i messaggi via chat non è la stessa cosa. Ma occorre uno sforzo per sottrarci alle trappole tecnologiche e riconquistare un pezzetto della nostra vita. Per riappropriarsi dei propri spazi è necessario cercare di capire il senso del tempo che passa rispetto al nostro benessere. Il tempo non può essere barattato con nessun altro bene, e va speso nel migliore dei modi possibili. L’invito, come consigliano i ricercatori Philip Zimbardo e John Boyd[i], è quello di ripristinare il proprio orologio psicologico in modo tale da massimizzarne gli effetti. In pratica, la prospettiva temporale futura deve basarsi su ciò che di positivo abbiamo fatto nel passato, tecnologia a parte.

Poi c’è chi si sofferma sull’ossessione del tempo, dimostrando come la fretta non aiuti a fare meglio le cose. Parliamo, ad esempio, dei rusher, cioè delle persone che realizzano ogni cosa in maniera frenetica. Per fare presto si commettono più errori, e il risultato è compromesso. I soggetti irrequieti mettono a rischio la loro stessa salute. Anche il ritmo impresso dalla tecnologia può influire sul nostro fisico provocando stanchezza e stati d’ansia. Vale la pena perdere qualche minuto in più per chiudere gli occhi, riposarsi e riflettere. Prendersi una pausa dai social media e disconnettersi da Internet reca notevoli vantaggi. Occorre allargare i confini del proprio cellulare e guardare in faccia le persone per ridurre lo stress e migliorare il proprio benessere. Un miliardo di anni in Rete, francamente, sono troppi.

 

[i] Philip Zimbardo e John Boyd, The Time Paradox, Free Press, New York, 2008.

 

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