Loading

Per 3 ore Facebook, Instagram e Whatsapp sono rimasti irraggiungibili in molte parti del mondo. Due miliardi e mezzo di persone isolate. Come un mese fa, quando i social si bloccarono per 14 lunghissime ore. Eppure anche questa volta ho visto gente smarrita, con la testa china sul telefonino, in preda al panico. Proprio come il mio ultimo incubo: svegliarmi la mattina e scoprire che per motivi di sicurezza Internet è stato bloccato. E’ partita da qui la mia riflessione su social e tecnologie. Lo spunto per scrivere un racconto, che sarà pubblicato tra qualche settimana. Ecco l’inizio.

Mi giro, mi rigiro, mi manca l’aria, sono sudato. Cos’è, un incubo? Forse. La sveglia segna le 7 e 17. Sempre così, la guardo sempre alla stessa ora, anche se non suona. Significherà qualcosa? Non lo so, non me lo spiego, ma non è certo il momento per pensarci.  Sono troppo scosso per qualcosa che ho sognato, ma non ricordo cosa. Fisso di nuovo il quadrante dell’orologio. Lampeggia, pare impazzito. Si accende la radio. Sembra un film dell’orrore. Mi colpisce il ritmo con cui lo speaker del giornale radio scandisce la notizia. Non sento quello che dice. O meglio, non ci faccio subito caso. L’attenzione è rivolta verso quella voce concitata che sta raccontando qualcosa d’importante, di urgente, di clamoroso. Eppure il mestiere dovrebbe impormi un atteggiamento diverso, un approccio alla notizia insomma. Ma non è così. Non mi comporto come dovrei. Mi manca la cognizione giusta, il riflesso che conta quando succede qualcosa. Sono ancora turbato, questo è il problema. Ma non posso andare avanti così per tutta la mattinata. Continuo a muovermi in preda a chissà quale panico, però il volume della radio diventa all’improvviso più stabile, chiaro, senza interferenze, fluido. E riesco finalmente a capire di cosa sta parlando quel cronista, quasi impazzito come me. Dice che il governo ha deciso di interrompere tutte le comunicazioni online. Internet è stato bloccato, disabilitato.

Mi stropiccio gli occhi. Poi decido di farlo anche con le orecchie. Cosa? Non sto proprio bene. Vuoi vedere che è colpa del fatto che non sto più fumando da qualche mese?  Il governo, ma quale governo? Carloooo! Ma cosa succede? Giovanni, ehi Giovanni….Leonarda, ci siete? Nessuno, non c’è nessuno. Alzo il volume, cerco di capire. Cerco di mettere ordine nella mia mente. Ibrida, fino a questo momento. Disconessa, è proprio il caso di dire. Perché se quello che ho sentito è vero…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top