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E’ proprio vero, non c’è niente di banale. O meglio, come scrive Bartezzaghi, niente è davvero banale. Vogliamo essere originali a tutti i costi, ma, come cantava Lucio Dalla, “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Perché è sempre più difficile, in un mare di originalità, trovare cose davvero semplici, banali, appunto, e proprio per questo a volte speciali.

Il luogo comune, oggi, è uno spazio privilegiato, dove è possibile ritrovare cose perdute. Come sarebbe bello riscoprire, ad esempio, le buone maniere: dire buongiorno alle persone che si incontrano, togliersi il cappello quando si entra in un luogo chiuso, guardarsi negli occhi, scrivere una lettera a mano, su carta, alla persona amata, oppure andare al mare e godersi un tramonto senza avere la necessità di scattarsi un selfie. Ma anche questo può essere un controsenso. Ordinario e straordinario rischiano di confondersi se ci ostiniamo a cercare quello che scontato non è. A volte, come diceva Orwell, il compito delle persone intelligenti è proprio la riaffermazione dell’ovvio.

Nel suo ‘Banalità’ Stefano Bartezzaghi analizza i social network, il cui sistema si basa sull’oscillazione tra banalità e tensione, tra ricerca dell’originalità e promozione dello stereotipo. Allo stesso tempo questi contenitori forniscono due orientamenti non tanto comuni: quello per cui la banalità non è stupida, e quello secondo cui la banalità non è sempre banale. Alla fine, scrive l’autore, conviene avere un buon rapporto con la banalità.

Facendo una ricerca sul web mi imbatto in una serie di domande e di discussioni su cos’è normale e perché. Quello che è normale lo stabilisce la società, scrive qualcuno. Oppure: la normalità è il comportamento medio. Personalmente ritengo che negli ultimi tempi abbiamo perso di vista il concetto stesso della normalità o dell’ordinarietà. Faccio un esempio: se un’amministrazione pubblica lavorasse al servizio del cittadino offrendo una serie di servizi puntuali, come ad esempio il buon funzionamento del trasporto locale o la pulizia delle strade, sarebbe normale? Dovrebbe, penso. In pratica, rientrerebbe nei compiti di quell’amministrazione. Ma visto quel che si vede in giro, la risposta, oggi, è completamente diversa. Cioè, la situazione viene ribaltata. Se a Roma, la città dove abito, gli autobus passassero in orario e le strade fossero pulite, sarebbe un fatto straordinario. A questo punto mi chiedo: il mio è un ragionamento banale?

IMMAGINE DI COPERTINA: NON SI DANZA SU UN FIUME SILENTEPIETRA BARRASSO – Acrilico spatolato su tela cm.100 x 150. L’opera è stata realizzata per la Giornata mondiale dell’acqua.

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