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A proposito di film, il tempo trascorso in casa sancisce definitivamente il successo del cinema in salotto. Ne approfittiamo per goderci sul piccolo schermo, che non è più tanto piccolo, quelle che un tempo chiamavamo pellicole. Ora sono file che corrono sul filo della tecnologia, ma hanno il loro fascino. Ne consumiamo a dismisura in questi giorni. Siamo intrappolati ma non ci facciamo mancare niente. E’ l’occasione per rivedere alcuni classici, ma anche per immergerci nella fantasia di film horror o in quelli cosiddetti catastrofici. Ma come, direbbe qualcuno, come se non bastasse quello che sta accadendo? Si, lo so, ma la mente umana è fatta così. Viviamo una realtà terribile, e forse per esorcizzare il momento ci catapultiamo nella fantasia cinematografica con titoli come  The Day After Tomorrow, Deep impact, Virus letale, Geostorm, Indipendence Day e molti altri.

L’ultimo che ho visto in ordine di tempo è Crawl. Intrappolati. E’ la storia di Haley, una ragazza campionessa di nuoto che, durante un uragano, ignora gli ordini di evacuazione per cercare il padre scomparso. Lo ritrova nella vecchia casa di famiglia, ferito in una cantina che rischia di allagarsi da un momento all’altro. Non finisce mai bene quando i protagonisti di un film horror rimangono intrappolati in una cantina. Soprattutto se, come in questo caso, il posto è frequentato da un branco di alligatori. Ma in particolare non finisce mai bene, fateci caso, per chi cerca di prestare soccorso ai protagonisti in difficoltà. Insomma, un film del genere da vedere proprio mentre si è intrappolati in casa? Così è se vi pare.

In questo periodo ho anche ripreso tra le mani i fumetti che continuo regolarmente ad acquistare e a collezionare ma che, per motivi di tempo, non leggevo da tempo. Le mie collezioni vanno da Alan Ford a Julia, passando per Dampyr e Dylan Dog. Ecco, l’indagatore dell’incubo, ci risiamo, è proprio quello che ci vuole. E così scopro che la terra sta per essere distrutta da una gigantesca meteora e il nostro eroe è l’unico che potrà salvarla in qualche modo. O almeno in parte. Arrivati al numero 400 gli autori hanno deciso che occorreva dare una svolta alla vita del personaggio. Attenzione: lo avevano già deciso molto tempo prima della pandemia. Torno indietro di qualche mese. Mi rendo conto che la realtà supera sovente la fantasia. E i nostri sceneggiatori sono stati ahimé in qualche modo profeti. Il presente si confonde con l’immaginazione. Nel numero 397, uscito in edicola lo scorso ottobre, si parla di un morbo che infetta le persone. Li chiamano i figli della meteora. Per evitare il contagio la gente non esce di casa, e se lo fa è solo per mettersi in fila davanti ai banchetti che vendono alimentari a prezzi esorbitanti. Della malattia si sa poco o nulla. A combatterla ci pensa Dylan Dog. Penso agli eroi dei nostri giorni: medici, infermieri, forze dell’ordine. E a chi lavora nei supermercati, negli uffici pubblici, alle Poste. Sono tutti Dylan Dog.

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