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Era la vita a cavallo tra due mondi. Quello cosiddetto reale, fatto di sguardi, strette di mano, cene con gli amici. E quello virtuale, dove le immagini dei nostri amici, tanti ma tutti sui social, si materializzavano tra un clic e l’altro grazie alla potenza degli algoritmi. Ora tutto questo è finito. Ci voleva la pandemia per  stabilire una volta per tutte che quel mondo, quello cosiddetto reale, è definitivamente tramontato. Siamo passati dall’altra parte, tra una chat su Instagram e un post su Facebook.

Sento dire da tutti, in questi giorni: ‘meno male che c’è Internet’. In effetti, penso, non è proprio sbagliato. Ma come avremmo fatto a stare tutto questo tempo in casa senza poterci collegare con i nostri affetti più cari? Penso a quei genitori che si collegano con i propri figli che studiano all’estero. E quelli che, non potendosi incontrare al parco vicino casa, chiuso dai sindaci, si radunano a una certa ora online per chattare insieme e stabilire quel contatto che non è proprio fisico ma almeno digitale. In un giorno, su Instagram, ho contato, alla stessa ora, almeno una quindicina di dirette web realizzate da personaggi più o meno noti che cantavano, ridevano, componevano canzoni. Tutto rigorosamente sul Web, perché diversamente non si può più fare.

Finanche il Presidente del Consiglio è intervenuto a reti unificate si, ma su Facebook, per il suo messaggio alla nazione. Oramai viviamo in un mondo liquido che più liquido non si può. E tra il mondo di prima e quello che definivamo l’oltremondo non ci sono più differenze. Comunque eravamo già abituati alla vita iperconnessa. E non è vero che chiusi in casa ne approfittiamo per parlare di più con chi è vicino a noi. Perché siamo sempre li a chattare. Anche le reunion sui balconi si sono diluite nel tempo. Un po perché il bollettino delle 18 è diventato così imponentemente drammatico che non ci viene più la voglia, un po perché, diciamocelo senza inganni, in fondo in fondo stare con la testa incollata al display del cellulare o al monitor dell’Ipad ci riporta indietro di qualche settimana, quando ancora non c’era il coronavirus e già eravamo immersi nei telefonini, avvolti nella Rete, appartenenti a una nuova civiltà digitalizzata.

Oggi abbiamo voglia di uscire, voglia di normalità. Ma qual è la normalità? Qual è il mondo che desideriamo? La vita al tempo della quarantena, per molti aspetti, non è poi così diversa da quella precedente. Si, è vero, non possiamo muoverci da casa, e il silenzio che ci circonda provoca inquietudine. E soprattutto siamo molto spaventati. Ma a poco a poco ci stiamo adattando alla nuova realtà. Ho sentito dire: quando tutto sarà finito nulla sarà più come prima. Ma sarà davvero così?

IMMAGINE DI COPERTINA: Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897-1898), olio su tela, 139×374,5 cm, Museum of Fine Arts, Boston

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